Si comincia con un montage introduttivo alla Sgarbi.
Ci tocca anche Vittorio Sgarbi
Evento chiuso
Si vede il padrone di casa in azione mentre parla del programma. Poi la sigla. Immagini della volta della cappella sistina montate con immagini di catastrofi varie (fra cui l'immancabile 11 settembre). Infine, montage di persone e vip che cantano "Il mio canto libero", cui evidentemente Sgarbi non ha rinunciato.
Finalmente, si entra in studio.
Non si è badato a spese. Anche se fino a questo momento, il programma non è ancora iniziato. E' semplicemente una celebrazione del conduttore.
Sgarbi con capra e con Orlandini, come ai vecchi tempi.
Evidentemente si parla di Dio, visto che Sgarbi ha ospite Staglianò, Vescovo di Noto. Il ritmo è blando, Staglianò ancora non ha aperto bocca e Sgarbi, fino ad ora, non fa che dire quel che sarà il programma. Vorremmo vederlo, ad un certo punto.
Sgarbi continua a raccontare cosa ha ottenuto e a cosa ha rinunciato. Ha riottenuto la diretta. E ne è felice. Ciò, dopo aver detto che non possiamo non essere cristiani e non possiamo non essere ebrei (e allora perché non buddisti, musulmani...).
Poi, cita Pascoli, quindi Petrolini.
«Siamo in diretta, abbiamo dovuto cambiare il titolo, il tema non sarà più dio ma il "Padre"»
"Or vi sbigottirà" (e non "Or vi sbigottirò", come dice Sgarbi) è l'anagramma di Sgarbi. Che chiede di poter cambiare il titolo e di usare "Il mio canto libero" e chiede il permesso alla moglie di Battisti. Ci manca solo questo.
Va in onda un monologo di Filippo Martinez dal titolo "I giovani non esistono", recitato dallo stesso Martinez, diretto da Matteo Martinez. Un montage di facce che recitano in playback lo stesso monologo.
Più facile a vedersi che a spiegarsi.
Surreale. Sgarbi si tiene Staglianò a fianco senza farlo parlare, ad un certo punto Staglianò va a sedersi, non potendone più.
Ora RVM dello stesso Sgarbi al Maurizio Costanzo Show quando, nel 1989, diceva "Io odio Federico Zeri e desidero la sua morte". Poi, montaggio di un repertorio di Federico Zeri, di cui era stato amico.
Dopo l'RVM Sgarbi si scusa con il critico scomparso per averlo maledetto: "Era un'altra forma d'amore".
E in lui ha avuto un maestro, Sgarbi.
Poi RVM celebrativo su Francesco Cossiga.
Sgarbi paragona Cossiga a Pasolini. Molto bene.
"Manca oggi un presidente come Cossiga" dice Sgarbi. Poi precisa: "Abbiamo un buon presidente".
Sgarbi sottolinea, da parte di Cossiga, il "parlare dei magistrati sottolineando gli errori dei magistrati per quello che hanno fatto contro le persone".
Ecco l'attacco ai magistrati, sottile, ovviamente.
Poi ancora RVM celebrativo di Sgarbi, che dice di aver "insegnato" a Cossiga.
Tutte le telerisse di Sgarbi una dietro l'altra.
Poi, televendita e pubblicità. Sgarbi la annuncia così: "Una pausa, occorre una pausa". Senza dubbio.
Anzi, niente pubblicità. Sgarbi commenta il celeberrimo "Taci, taci" a Cecchi Paone. Oltre 20 minuti di programma tutto centrato sulla vita e le "opere televisive" di Vittorio Sgarbi.
Ora lo Sgarbi-pensiero contro l'eutanasia.
Altro maestro di Sgarbi: Renzo Arbore. RVM da "Quelli della notte".
Da Arbore a Giovanni Paolo I. Poi pubblicità.
Dai padri ai padrini (con evidenti allusioni a recenti fatti di cronaca). Ma Sgarbi al rientro ci fa sapere che la scaletta è saltata. Ah be'.
Comunque, si parla dei padrini di Sgarbi. Walter Chiari.
Sgarbi chiede un commento a Tatti Sanguineti, sul film della RAI su Walter Chiari. Poi si torna a parlar... di Sgarbi. "Io" è la parola più pronunciata, questa sera.
Ora è la volta di ricordare Carmelo Bene, e poi Mario Soldati.
Da Soldati a Buster Keaton.
Sfoggio di cultura a 360° e a scampoli da Bignami, per Sgarbi. Pagherà? E' questo il modo di far cultura?
Siamo al delirio di onnipotenza. Come in un Caravaggio, Sgarbi mostra la sua stessa testa tagliata.
Poi Morgan che canta la colonna sonora de "Il padrino".
E si ricomincia con Sgarbi che riracconta la storia del programma, "il 18, no il 25, no, il 18, ci intimidiscono..."
Poi ancora Sgarbi in monologo, con Morgan al suo fianco, silente (come Staglianò prima. Il Vescono non ha ancora parlato). E racconta di quand'era a Spalato. E legge il titolo del Corriere: "Sgarbi e Maiolo mafiosi", o qualcosa del genere. E spiega perché è stato così duro coi giudici. Mentre Morgan va avanti e indietro senza pace dietro di lui.
Sgarbi legge se stesso. E attacca Toscani.
Sgarbi spiega. Morgan piglia la testa mozzata di Sgarbi. Vorrebbe parlare. Discussione. Sgarbi fa vedere i titoli di giornali che parlano di lui. Di Salemi. RaiUno utilizzata in prima serata per questioni personali del conduttore politico.
Elogio di Sgarbi al Corriere che non ha parlato di quella che lui definisce una "bufala" oppure una "macchina" costruita ad arte visto che oggi si cominciava con il programma.
Continua l'attacco a Toscani, colpevole anche di aver lasciato il programma.
Morgan riesce a intervenire, per ricordare che Nino Rota è l'autore della canzone colonna sonora de "Il padrino", prima di essere congedato velocemente. Ora la scaletta prevedeva che Sgarbi leggesse testi di altri "padri" per darci la sua idea dell'Italia. Sgarbi cerca i testi fra una marea di fogli.
Si cita Leo Longanesi.
Ora una villa di Sabaudia per mostrare - secondo Sgarbi - l'ultimo esempio di architettura in Italia.
Poi critica a Celentano - lui non viene, qui, deve parlare soltanto ad Annozero - (del tutto inutile). Quindi, "Il ragazzo della Via Gluk".
Da Celentano a Pasolini che - considerato quel che diceva della televisione - probabilmente non gradirebbe, fosse vivo.
Si ricomincia con l'orchestra. E Morgan.
Vittoria Marangoni fa una domanda a Morgan sulla canzone di Umberto Bindi. Lui ne approfitta per parlare del processo sulla sua paternità.
Incredibile pezzo contro l'eolico: si parla dei problemi delle infiltrazioni mafiose, e va bene. Ma poi viene mostrata una pala per l'energia eolica che "decapita" un grifone in volo. Perché le pale eoliche uccidono gli uccelli.
Poi prosegue, Carlo Vulpio, contro il fotovoltaico (per il quale si sparge il diserbante che avvelena la terra) e poi contro i "parchi eolici" in mare che causano spiaggiamenti dei delfini.
In qualche modo, ammette che nessuno possa essere "contro" l'energia rinnovabile. Ma di fatto, il discorso lo è ampiamente.
Stoccata anche a Saviano che citò il mito fondativo della mafia in "Vieni via con me".
Poi si attacca la Puglia: "Non risulta una grandissima attività di indagine della magistratura in Puglia". E quindi, si attacca Vendola.
Sgarbi cita l'Art.9 della Costituzione. Forse un'arma a doppio taglio?
Si ricomincia con Fausto Leali.
Ora tocca anche a Staglianò. Che può parlare, ne ha facoltà.
E fa una vera e propria predica in televisione. Ciò, forse, ha dell'incredibile.
A proposito di telepredicatori.
Ma Sgarbi: "Possiamo entrare nel vivo della trasmissione". Ah. Non era quasi finita?
Sgarbi sclera contro gli autori che parlano.
"E' l'ultima diretta che facciamo, questa, perché non si può". Credo anch'io. Ma per altri motivi.
Siamo anche al figlio di Sgarbi. Carlo Sgarbi. 'na zia non c'è?
No, c'è il 90enne padre di Sgarbi che, povero, in collegamento deve reggere un libro del Figlio. Aiuto.
Poi si legge Carmelo Bene che parla di casa Sgarbi. E lui cita tutti, sorella inclusa.
Imbarazzante, il padre di Sgarbi in collegamento col figlio che gli dice "abbassa quel libro". Un momento davvero basso.
Così come Sgarbi che in qualche modo si scusa col figlio.
La Metis Di Meo intervista Carlo Sgarbi. Chiedendogli se conosca veramente il padre. A chi può interessare?
Gavino Ledda.
Sigla finale. Il tutto, senza che il programma sia mai veramente iniziato. O sono io che mi sono perso qualcosa?
Ah. No. Non mi ha sbigottito.





















